Consumatore
C’è una cosa che ho sempre odiato: il termine “consumatore”.
Anche nella mia precedente occupazione, consumatori, consumatori… non clienti, bensì consumatori. Siamo solo consumatori. Consumiamo cibi e bevande anziché razionare. Consumiamo telefoni, computers, videogiochi, televisori, lettori dvd… li usuriamo fino a farli consumare… li mordiamo forse, li mangiamo, li consumiamo, poi li buttiamo perché… siamo così. In piena identificazione del consumista. Non utenti bensì consumatori, quasi come volessero suggerire a noi come usare i nostri spesso inutili ammennicoli che acquistiamo sfondandoci di debiti, consumandoli, perché dobbiamo fare tutto, telefonare con un attrezzo che fa da tv, radio, depilatore, vibratore, risponde da solo e decide se riattaccare… fino a consumarlo… dopo tre mesi. E comperiamo pc anche se siamo tra i paesi più ignoranti in termini informatici, dove il digital divide è percentualmente tra i più alti, ma siamo consumatori e dobbiamo avere ciò che hanno tutti, consumare, buttare, cambiare.
Cari consumatori, ci chiamano.
Estraiamo ogni essenza vitale dalla Terra, la svuotiamo, la devastiamo, la sporchiamo, la modifichiamo, l’avveleniamo, la consumiamo per soldi. Diventerà come una vecchia mela, appassendo, marcendo… non manca molto, già i vermi han deposto uova e consumano col sorriso, incoscienti, offendendo chi vorrebbe respirare ossigeno, chi al mare si deve sorbire gente che fuma e butta le cicche nella sabbia, poi magari si lamenta che la spiaggia è sporca, prende per il culo chi gli da del maleducato, sottolineando la propria cafoneria intrinseca.
Consumiamo perché ci insegnano a fare questo, il consumo fa girare soldi, molti soldi, che in minima parte danno di che sopravvivere a famiglie, e per il restante arricchiscono i pochi. Il beneficio dov’è? Siamo sicuri che non potremmo organizzarci in modo tale da curare noi stessi ed il mondo anziché stuprarlo e torturarlo ogni giorno?
Siamo sicuri che non ci siano alternative al cattivo uso dei mezzi e delle tecnologie?
Siamo sicuri che anziché lasciarci zombificare da fottuti figli di puttana non possiamo svegliarci, risvegliarci, essere coscienti di ciò che facciamo? Del nostro posto e del nostro impegno nel mondo? Anziché “pensare” (termine troppo positivo) al nulla, alle partite, all’alcol ed alle droghe, a sputtanarci il corpo e l’anima, a fare i deficenti con le auto e le moto tentando di ammazzare chi casualmente può trovarsi vicino a noi, violare la libertà altrui, offendere, tapparci gli occhi con qualche dottrina, cercare la pace post mortem senza impegno concreto in vita, chiedendo ipocritamente una salvezza… non potremmo invece istruirci, studiare, leggere, vedere ciò che ci sta intorno, tenere pulito l’ambiente, ottimizzare, evitare gli sprechi, far si che tutti possano vivere decentemente, pensare all’oggi ma anche al futuro, a chi verrà… che purtroppo oggi come oggi non avrà in eredità un bel luogo in cui vivere, sia umanamente che in termini ambientali, termini di “vita”…
Vorrei sperare che il futuro sia delle coscienze e delle intelligenze, del rispetto e del sapere, della collaborazione e del miglioramento, della libertà nel rispetto altrui, non del “chi cazzo se ne frega di chi mi sta accanto”, della sottomissione, della falsità, del controllo, del consumo programmato e di quello violento, dell’annullamento della storia, del passato, per non imparare mai, per ripetere le solite cose, violenze, errori, ragioni che non hanno a che fare con il termine “ragione”.
In molte religioni, filosofie, dottrine, si dice che tutto quel che fai ritorna… nella wicca ogni azione torna triplicata, nel buddhismo c’è il karma…
Eppure guardandomi attorno vedo solo depressione. Solo vermi convinti d’essere affamati. Consumatori.
25 Giugno , 2009 a 11:18
Spero sempre in un futuro migliore per mio figlio…
Purtroppo, pura utopia…
Ciao I. un bacio!