I ricordi
Dove sono gli angeli?
Dispersi nel vuoto celeste dei colori appassiti.
Impegnati a rincorrere fantasmi di piccioni, scordano come dispiegare ali fiammeggianti, e apatici sguardi di diamante illuminano angoli oscuri di cielo.
Nelle cadute c’è sempre ed ovunque un punto d’arrivo. Cadere è una meta per ripartire.
Se non cado muoio.
Dove sono i colori persi troppi anni fa? La fiducia nelle persone è svanita, ed il cuore blindato del guardiano schiva pallottole d’argento senza scalfirsi.
E tutte quelle persone d’amichevoli parole, di vuoto ed intelligenza, di presenza fantasma, caratteri che scorrono trasparenti su bianche pagine plastificate…
Ed i sorrisi, le passioni, i sentimenti… possibile perderli e non desiderare frequenze diverse dalle proprie?
Vita che scorre come nuvole in cieli neri. Il plumbeo peso delle piogge, lacrime divine, il significato degli eventi, la voce dell’anima ferita.
Perché portare tutto dentro così a lungo, perché continuare a distruggere il corpo e la mente? Perché far si che ogni singola goccia di pensiero, di arte, non possa nascere e si chiuda nel silenzioso giardino della decadenza?
Ed il silenzio mi accompagna come spada nel fodero dell’antico guerriero.
Cosciente di tutto questo in piccole percentuali, attimi di lucidità in una vita visione, sogno, incubo, dolore che scorre al posto del sangue, e apparente vuoto respira dai miei polmoni.
Apparente? E se fosse… se non fosse… come capire… ore, minuti, secondi passati ad analizzare, ad aver paura di come agire, a ritrovare il timore di rischiare, di non sapere, di non espressione.
Di emozione.
Nessuno può capire realmente. Checché se ne dica.
Apparente normalità, rabbia. Dolore.
Ma è come se tutto fluisse via, vene tagliate dove le voci dell’aldilà scappano in continuazione, dissanguandomi poco per volta fino ad irrompere nel baratro del caos, dove solo il rumore è seduto su di un trono diamantato.
Il rumore che vedo mi infilza la mente, percepisco dolore cerebrale. Pesantezza dei ricordi.
Provo fastidio al contatto con gli esseri umani. Il contatto fisico mi procura ansia, dolore, tensione, stanchezza.
E’ solo uno sfogo, scrivere.
All’inizio tutte le voci all’unisono, poi ordinatamente una per una, frase dopo frase, in costruzione di memorie, ed ora solo il mio evanescente eco interiore. Difficile da captare senza un’antenna.
E la ritrasmissione, la decodifica.
Troppo spesso perdite d’energia vitale.
Sento i battiti scanditi del mio cuore.
Pesanti tic meccanici. Lenti, veloci, assordanti. Voraci.
Rubano ossigeno difficoltosamente. Seduti sull’orlo dell’annegamento.
Quante domande nella ricerca di una via d’uscita.
Troppe domande prive di risposta per raggiungere lo stato di grazia della libertà.
Si sta raggrumando il sangue.
Una composizione troppo breve talvolta concentra forti emozioni. Immagini rubate per fermare il tempo. Quel piccolo attimo di visione. La poesia del non ritorno. Il bianco seguente il termine della pellicola che si trasforma in nero vivo.
Attimi, solo attimi da immortalare, sottili e taglienti.
Cicatrici da ricordare.
8 Novembre , 2008 a 00:55
“Il rumore che vedo mi infilza la mente, percepisco dolore cerebrale. Pesantezza dei ricordi.
Provo fastidio al contatto con gli esseri umani. Il contatto fisico mi procura ansia, dolore, tensione, stanchezza.
E’ solo uno sfogo, scrivere.”
Posso capire… chi ha provato sa…
http://www.jamendo.com/it/album/24858
La mia musica-calmante…
Prendine un sorso vah
8 Novembre , 2008 a 15:36
Tra un poco l’ascolterò, grazie… è un’artista che ancora non conosco.
8 Novembre , 2008 a 16:10
Spero ti piaccia… Fammi sapere!
8 Novembre , 2008 a 19:02
Contaci!