Di grembiuli e cose varie
Posto qui quello che all’inizio voleva essere un commento in un blog molto famoso su quella storia del grembiule etc… avendo divagato m’è sembrato più giusto non occuparle troppo spazio, quindi:
“Ricordo di aver portato quel coso, alle elementari, anzi, ce l’hanno fatto portare, fino alla quarta se non ricordo male, o giù di lì. Nero, fiocco blu. Non penso per motivi politici, da quel che ricordo tutti lo portavano e punto, era una sorta di divisa. Non credo centrasse lo sporcarsi o cose del genere, mica era l’asilo. Ma sono ricordi talmente sottili che non potrei giurarci.
Il passaggio dall’averlo al non averlo non segnò certo un evento, d’estate si smise, e d’autunno non lo si rimise.
Non c’erano marche ch’io ricordi. Eravamo tutti troppo spensierati per pensare a queste cavolate, anzi proprio nel nostro mondo non esistevano. Si giocava e si andava a scuola perchè dovevamo imparare a diventare grandi, per la lavorare e perchè volevamo bene alla maestra.
Quanti insegnanti sanno farsi voler bene oggi?
Ricordo che le medie furono ben diverse, lì si c’erano le marche, ma le guardavano solo un gruppetto di ragazzine che potrebbero esser paragonate forse alle winx di oggi, tutto sommato meglio perderle che trovarle, e così fu.
Personalmente ero troppo impegnato a cercare di uniformarmi, senza riuscirci, al resto della classe; se fossi stato come loro non mi avrebbero forse preso in giro.
Impiegai quasi 3 anni a capire che non sarei mai stato così. Che ero a mio modo diverso. Ma parecchio diverso.
I professori non erano tutti male, il mito in assoluto era la professoressa di educazione artistica… che carattere meraviglioso aveva… faceva venir voglia di disegnare. Un tempo ci diede per compito a casa, un disegno libero… incavolato perché indeciso sul soggetto, aprii l’enciclopedia e da un’immagine di un’anatra ne feci un disegno. Abbastanza preciso.
Ci rimase male per come avevo ottimamente (per la mia esperienza) usato i colori, che sembravano “vivi”.
Per anni, dopo di lei, smisi di disegnare.
Il professore di educazione tecnica era compentente, estremamente serio, e fu il primo ad impartirci lezioni di educazione civica, anche se non era la sua materia.
Ci insegnò quello che gli operai avevano sofferto per poter avere uno stipendio, ci spiegò che cos’era un salario e come veniva pagato, ci spiegò come riuscirono ad avere una pensione, ed il supporto alla malattia.
Ci insegnò che in tanti morirono.
Ci insegno i primi rudimenti di comunismo.
Mi insegnò, facendomelo capire tempo dopo, che cosa voleva dire essere uomini nella società moderna, e per cosa fosse giusto combattere.
Il professore di matematica e scienze, era bravo… bravo e simpatico, ma era siciliano, e possedeva talvolta un accento abbastanza stretto.
Per me non era un problema, ma un gruppetto con scarsa voglia di studiare lo utilizzò come scusa alle riunioni di classe, dicendo ai genitori che non capivano cosa spiegasse. E i genitori si sa’, sono anche un po’ coglioni talvolta.
Sta di fatto che io, pur essendo una schiappa in matematica, e studiando veramente poco, mi appassionai alla geometria, e un po’ meno alla matematica, ma nelle sue materie riuscii ad avere una media sbalorditiva del “buono”.
Ad oggi l’algebra l’ho dimenticata.
Un giorno ci portò in gita, all’epoca si andava al massimo a 100 km dalla scuola, i soldi erano pochi e si spendeva delle 3 alle 5 mila lire.Pranzo al sacco.
Sulle colline del lago di Garda. Diceva che era possibile trovare fossili, allora, mentre ci indicava la tipologia di pietre che incontravamo, ci faceva prelevare quelle che secondo lui potevano essere pietre fossili, per poi farcele controllare nel laboratorio della scuola.
Non trovammo mai niente, ma ci fece fare qualcosa di diverso dopotutto.
La professoressa d’inglese la saltiamo. Difficile trovare qualcuno di più antipatico ed inadatto all’insegnamento.
Il professore di religione. Eh… la religione era solo una scusa per non fare niente (per noi ovviamente).
Chi manca… il professore di lettere/grammatica/educazione civica/geografia/laboratorio di teatro/e non ricordo cos’altro.
Beh, lui fa parte di quelle persone che mi hanno fatto odiare la scuola e quei tre anni che ritengo tutt’ora assurdi.
E’ per lui che persi fiducia nello studio, è per lui che sono stato ad un passo dal non fare le superiori, è per il suo non capire. Un cazzo.
Incentrato sul suo gruppetto preferito, sulle cose che piacevano a lui, ma dopotutto solo a lui.
Molti classici non li avevo mai sentiti nominare quando finirono le medie, ma fosse solo quello… non conoscevo nemmeno il 2% del panorama letterario. Parlando solo di nomi s’intende.
Un libro di grammatica, uno di antologia, con stralci che andavo a leggermi da solo perché in tre anni ne avremmo letto forse un terzo. Uno di educazione civica mai aperto, ma lui ci insegnava come funzionava il governo… proporzionale, e bla bla bla…
La geografia gli piaceva parecchio invece.
La cosa che però odiavo di più era l’obbligo a tenere un diario e l’obbligo di scriverci tutti i giorni almeno una pagina di quaderno piccolo. Che poi non era privato, una volta la settimana a campione lui lo leggeva e dava un voto.
Non sapevo mai che cosa scrivere, un po’ perché non avevo assolutamente nessuna intenzione di scrivere degli affari miei, e non potevo raccontare più di tanto quel che facevo a casa perché era quasi sempre tutto uguale.
All’inizio presi ad inventarmi dei sogni.
Ogni tanto un racconto breve senza tanto impegno.
Qualche volta mi inventai cose quotidiane.
L’anno dopo ed il seguente copiai a campione le pagine del primo anno. Non se ne accorse mai.
Fortunatamente finirono le medie nello sbando più totale ed il desiderio di mandare tutte le scuole affanculo per andare a lavorare.
Fu mio papà a farmi cambiare idea. Mio papà. Operaio.
Certo feci una scuola abbastanza inutile ad oggi, ma all’epoca ci dissero che le aziende venivano alla scuola per cercare gli studenti migliori.
Non era vero un cazzo. Passai con il massimo dei voti, e durante gli anni scolastici mantenni sempre medie quasi massime. Non ebbi mai nessun contatto e dovetti arrangiarmi in altro modo. Imparai a fare il fornaio e lo feci per quasi 10 anni. Fu un’altra scuola, in parte anche di vita, non solo lavorativa.
Ci infarcisco ancora oggi i curricula comunque con quell’attestato. Anzi, ad oggi diciamo che non lo faccio più. Ma fino a due mesi fa…
Cosa centra col grembiule a scuola? Niente, ormai ho divagato, lo ammetto.
Ammetto anche che l’argomento mi è fisicamente completamente indifferente, non mi importa cosa portano i ragazzi a scuola, vorrei solo trovassero qualcuno che sia in grado di insegnar loro quello che il mio professore di tecnologia cercava di insinuarci, l’insegnare a vivere da adulti. E vorrei che questi ragazzi una volta tornati a casa trovassero una famiglia, un po’ come la mia, magari senza tante pretese, ma che se non altro aveva l’educazione come principio di base, cosa che ad oggi purtroppo manca fortemente, ma dopotutto siamo un po’ quello che è la nostra famiglia… difficile trovare l’opposto, anche se possibile.
Penso che l’argomento grembiule sia un po’ la solita cosa che fanno coloro che governano, e i giornali… parecchi… ovvero, occultare.
Coprire di cose con poco valore sociale/governativo, i problemi veri. E noi siamo ancora qui ad ascoltarli…
Penso che le persone possano cercare di esprimersi come e dove vogliano. Penso anche che LaProfe qualcuno la sfrutti un po’ a livello pubblicitario, ma se la lasciano parlare senza alterare il suo pensiero si può, secondo me, fare.
L’importante è che non vada al tg4.”
;-P